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Personaggi illustri

Personaggi celebri di Sarzana

dSarzana ha dato i natali a numerosi personaggi che hanno influenzato, con maggiore o minore importanza, la storia italiana ed europea.
Fra i massimi esponenti di questa nobile stirpe va annoerato Tommaso Parentucelli, salito alla soglia pontificia nel 1447 con il nome di Papa Niccolò V. Il Parentucelli nacque a Sarzana il 15 novembre 1397 figlio del medico lucchese Bartolomeo Parentucelli e di Andreola, nobildonna discendente da una famiglia di Fivizzano. Completati di studi che lo portarono alla laurea in teologia all’Ateneo di Bologna, divenne consigliere del cardinale Algergati fino a succederne nell’incarico. Nel 1447, alla morte di Eugenio IV il Conclave lo nominò Papa. Nel 1450 proclamò l’anno giubilare e diede incarico a Leon Battista Alberti di progettare la basilica Vaticana. Al Beato Angelico commissionò la decorazione della sua cappella privata e costituì il primo nucleo di quella che divenne la Biblioteca Vaticana. Morì dopo otto anni di pontificato il 25 marzo 1455.
Al Papa sarzanese è dedicata la biblioteca del Seminario Vescovile che conta più di centomila volumi.
Tra i documenti che vi si conservano è importante ricordare il Codice Pelavicino,scritto dal vicario imperiale Oberto. Uno strumento indispensabile per la conoscenza e lo studio del territorio nell’età feudale.
Una targa in marmo posta sulla casa “torre”, situata in via Mazzini, ricorda che a Sarzana vissero tra i secoli XIII e XV gli avi diNapoleone Buonaparte.

Quella dei Buonparte fu una delle famiglie più rilevanti nella vita sociale e politica della città a cavallo di quasi trecento anni. Il patrizio sarzanese Francesco Buonaparte nel 1529, per incarico della Repubblica di Genova, lascio Sarzana per trasferirsi ad Ajaccio, in Corsica. E proprio dalla discendenza di Francesco inizio il ramo corso dei Buonaparte fino alla nascita di Napoleone. E lo stesso Napoleone era a consocenza delle sue origine sarzanesi. A Sarzana inviò il fratello perchè trovasse una discendente nobile per poter frequentare l’Accademia Militare. Dopo la battaglia di Marengo Napoleone soggiornò alcuni giorni a Sarzana, assieme alle sue truppe.
In ricordo della sarzanesità di Napoleone la città, con la collaborazione di altri enti ed anche del nostro Consorzio, organizza periodicamente il “napoleon festival”.
Nella pittura un nome importante: quello di Domenico Fiasella, forse il maggior pittore ligure del XVII secolo.
Ancora giovanissimo si trasferì a Genova per frequentare la bottega di Aurelio Lomi e Giovan Battista Paggi. A Roma subì l’influsso dei pittori bolognesi ed in particolare del Caravaggio. Questa influenza la si può notare nella pala realizzata per il lazzareto di Sarzana. La lunga carriera del pittore si conclude a Genova dove morì nell’ottobre del 1669.

ddQuella dei Buonparte fu una delle famiglie più rilevanti nella vita sociale e politica della città a cavallo di quasi trecento anni. Il patrizio sarzanese Francesco Buonaparte nel 1529, per incarico della Repubblica di Genova, lascio Sarzana per trasferirsi ad Ajaccio, in Corsica. E proprio dalla discendenza di Francesco inizio il ramo corso dei Buonaparte fino alla nascita di Napoleone. E lo stesso Napoleone era a consocenza delle sue origine sarzanesi. A Sarzana inviò il fratello perchè trovasse una discendente nobile per poter frequentare l’Accademia Militare. Dopo la battaglia di Marengo Napoleone soggiornò alcuni giorni a Sarzana, assieme alle sue truppe.
In ricordo della sarzanesità di Napoleone la città, con la collaborazione di altri enti ed anche del nostro Consorzio, organizza periodicamente il “napoleon festival”.
Nella pittura un nome importante: quello di Domenico Fiasella, forse il maggior pittore ligure del XVII secolo.
Ancora giovanissimo si trasferì a Genova per frequentare la bottega di Aurelio Lomi e Giovan Battista Paggi. A Roma subì l’influsso dei pittori bolognesi ed in particolare del Caravaggio. Questa influenza la si può notare nella pala realizzata per il lazzareto di Sarzana. La lunga carriera del pittore si conclude a Genova dove morì nell’ottobre del 1669.

Questi solo alcuni senza dimenticare l’importanza ed il lsutro dato a Sarzana dal Cardinale Filippo Calandrini, a Niccolò Mascardi che elaborò gli statuti di Sarzana, Lancillotto Cattani e Agostino Bernucci ed ancora Benedetto Celsi, giudice di Caffa per la Repubblica di Genova e governatore del Banco di San Giorgio in Corsica. Agostino Mascardi ricoprì invece la cattedra di eloquenza nel Collegio Romano mentre Francesco Cicala fu governatore della Sardegna fino ad Antonio Bertoloni che riordinò la botanica e fu autore dell’opera enciclopedica la “flora italica”.

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Dante Alighieri

e6 ottobre del 1306. A quel tempo la grande piazza «era lastricata di ghiaia, come il crudo letto del torrente Calcandola che ogni tanto la invadeva, prima che le opere di arginamento lo respingessero al di là di… porta Parma» (Martinetti, 1955).
Il 6 ottobre del 1306, di prima mattina, nell’antica Piazza della Calcandola – oggi Matteotti – Dante riceve da Franceschino Malaspina, presenti il notaio Ser Giovanni di Parente di Stupio e testimoni, una procura plenipotenziaria che gli consentirà, soltanto poche ore dopo, di concludere nel Palazzo dei Vescovi in Castelnuovo Magra, ospite dell’alto prelato Antonio Nuvolose da Camilla, lo storico trattato che avrebbe finalmente sancito la pace tra il ghibellinismo malaspiniano e la curia lunense.
Non possiamo ricostruire con certezza le modalità con cui si è realizzato l’evento di Sarzana. Apprendiamo, tuttavia, dalla minuta originale degli Atti della Pace, oggi in custodia presso l’Archivio di Stato della Spezia, che quell’incontro dovette suscitare non poca sorpresa al notaro incaricato. Possiamo ragionevolmente supporre che a Sarzana, da qualche giorno, Dante abbia atteso all’organizzazione delle ultime fasi dell’azione diplomatica e che la mattina stabilita per la firma del trattato si sia presentato all’appuntamento il solo Franceschino di Mulazzo. E’ probabile che Franceschino, grande ministro degli interessi generali dello Casato dello Spino Secco, abbia in ultimo ritenuto più prudente non salire presso la residenza del Vescovo-Conte, affidando a Dante – che già si era guadagnato sul campo una fiducia incondizionata – l’incarico di definire, con i più ampi poteri, gli ultimi dettagli dell’accordo di pace. Le ragioni per cui la sede dell’accordo fu la residenza vescovile di Castelnuovo Magra sono da ricercare soprattutto nell’irrequietezza di Sarzana, sempre smaniosa di una piena indipendenza, ma, più semplicemente, possono essere state legate alle condizioni di salute dell’alto prelato Nuvolone che, in effetti, sappiamo morto soltanto l’anno successivo. In ogni caso, vista l’esperienza col Vescovo-Conte precedente (il temibilissimo Enrico da Fucecchio, che non esitò a decapitare all’istante tre ambasciatori malaspiniani che si erano colà recati a chiedere conto dell’occupazione dei castelli della Brina e di Bolano), si comprende facilmente la scelta operata dal Marchese di Mulazzo.
L’orma dantesca a Sarzana non è comunque limitata alla sola Pace di Castelnuovo. La città, infatti, fu la destinazione, nel 1300, di un altro grande esponente del Dolce Stil Novo fiorentino, quel Guido Cavalcanti costretto all’esilio col concorso dello stesso Dante, suo massimo amico, che proprio qui conobbe la tragedia del suo destino ingrato: è molto probabile che proprio a Sarzana il Cavalcanti abbia composto l’ultimo suo componimento, la famosa Ballatetta, ma rientrò ben presto in Firenze, forse già morto, per le febbri malariche contratte nelle paludi in cui era sprofondata l’antichissima città di Luni. Sulla condanna di Guido è opportuno fare maggiore chiarezza, sdrammatizzando un poco l’accaduto. Noi non crediamo che possa essersi trattato di un atto particolarmente sofferto: il Sommo conosceva già molto bene la Val di Magra (Pur. VIII 121-123) e in Sarzana l’amico troppo facinoroso avrebbe potuto godere di un comodo soggiorno in attesa che le acque in patria finalmente si fossero calmate. In effetti, nel documento di condanna si prevedeva espressamente per l’intero gruppo di esiliati la facoltà di condurre con sé le proprie mogli, a conferma della volontà di non attribuire un carattere eccessivamente rigido a tale sentenza. Proprio come dire: ragazzi, ora vi fate una bella vacanza al mare, con tanto di signore al seguito, poi ne riparliamo. Purtroppo, però, come sappiamo, le cose non andarono secondo le aspettative del Divino Alighieri, che, ironia del destino, avrebbe sperimentato in seguito i medesimi tormenti. Da lì a poco, infatti, conobbe anch’egli le privazioni dell’esilio, non facendo mai più ritorno a Firenze, e pur vivendo (per nostra immensa fortuna) fino ai 56 anni è ben vero che trovò la morte per la medesima causa di Guido dopo aver attraversato, di ritorno da una ambasceria in Venezia, l’insalubre palude del delta del Po.
Sarzana celebra entrambi i due grandissimi amici e poeti con una coppia di viali paralleli splendidamente alberati. Essi corrono sulle due sponde del nuovo corso del mitico Calcandola. In città, nel cuore del Centro Storico Monumentale, una epigrafe contestatissima, opera di Achille Pellizzari, fu posta sulla facciata del Palazzo Comunale – proprio sul luogo ove si apriva l’antica Piazza della Calcandola – in occasione del VI Centenario della venuta di Dante in Lunigiana (1906). Pur contestatissima, essa recita in tutta la propria grandezza un verso assolutamente immortale:
«Orma di Dante non si cancella»

Centro Lunigianese di Studi Danteschi.